sabato 1 marzo 2014

Risposta standard a chi crede alle “scie chimiche”

Come potete immaginare, ricevo molte mail di persone convinte della realtà del fenomeno delle “scie chimiche” che cercano di convincermi che loro hanno ragione e gli esperti internazionali hanno tutti torto oppure procedono direttamente a insultarmi. Per cui ho preparato questa risposta standard. Penso possa essere utile anche ad altre persone che si occupano di fare luce sulla bufala delle “scie chimiche”, per cui la pubblico qui.

Usatela e adattatela liberamente: non occorre che mi citiate come fonte.

Buongiorno,

questa è una risposta automatica, ma ti consiglio di leggerla lo stesso.

I meteorologi, i piloti di linea, i controllori di volo italiani e stranieri confermano che nei cieli non ci sono aerei misteriosi che scaricano sostanze altrettanto misteriose: ci sono invece tanti aerei di linea e aerei militari, i cui motori generano scie di condensazione, che sono fatte di ghiaccio d'acqua.


Le scie di condensazione sono il normale prodotto del funzionamento di un motore a getto. Possono essere effimere o anche molto persistenti: dipende dal tipo di motore e dalle condizioni meteorologiche in quota. Le scie s'incrociano e formano reticoli perché gli aerei, come le automobili, seguono percorsi che a volte s'incrociano. Tutto qui.

Questi fatti sono noti da decenni e non sono un mistero per nessuno, tranne che per chi non ha studiato l'argomento e per chi vuole inventare paure ad ogni costo. I libri di aeronautica e di meteorologia che spiegano questi fenomeni si trovano in qualunque biblioteca e sono a disposizione di chiunque voglia davvero informarsi.


Chiediti come mai fra i sostenitori della
tesi delle “scie chimiche” non c'è nessun esperto in meteorologia, nessun pilota, nessun controllore di volo, nessun climatologo, ma soltanto persone che non hanno competenza tecnica sull'argomento. Secondo te è più probabile che tutti gli esperti del mondo abbiano torto e soltanto i dilettanti abbiano capito la verità, o che gli esperti abbiano ragione e i dilettanti abbiano preso un abbaglio?

Chiediti come mai nessuno dei sostenitori della pericolosità di queste presunte “scie chimiche” cambia casa e va a vivere in paesi dove questi fenomeni non si verificano.

Se sei uno di quelli che mi ha insultato e pensa che io sia un prezzolato disinformatore, tieni presente che è del tutto inutile prendersela con me. Io non faccio altro che riferire i fatti documentati dagli esperti. Se questi fatti non ti vanno a genio, prenditela con gli esperti, non con me.

Se invece vuoi saperne di più, puoi trovare informazioni presso questo blog:

http://scie-chimiche.info

Ciao da Paolo.

martedì 21 gennaio 2014

Interrogazione regionale sulle “scie chimiche” nelle Marche

Sono passati undici anni dalle prime interrogazioni politiche in Italia sul presunto fenomeno delle “scie chimiche” e c'è ancora chi insiste a farne di nuove invece di accettare che il fenomeno è semplicemente una panzana diffusa da incompetenti.

Stavolta è toccato alla regione Marche, il cui assessore all'ambiente Maura Malaspina ha risposto in aula a un'interrogazione di Roberto Zaffini (Lega Nord) sui presunti “filamenti di origine sconosciuta” presenti nell'aria (in realtà ragnatele di alcune specie migratorie di ragni, perfettamente conosciute agli esperti).

La Regione ha anche commissionato all'Ars e all'Arpam delle analisi di questi filamenti, che non hanno rilevato alcuna delle sostanze asserite dai sostenitori delle “scie chimiche”. Un altro spreco di denaro dei contribuenti che poteva benissimo essere evitato.

La giustificazione presentata da Zaffini (“molta gente è preoccupata”) non regge: molta gente è preoccupata che i gatti neri portino iella, vogliamo allora fare un'interrogazione per rassicurarli anche su questo? A quando un'interrogazione sugli oroscopi?

Fonti: ANSA, Corriere Adriatico. Ringrazio @toni10364 per la segnalazione.

domenica 21 luglio 2013

È vero che Edward Snowden ha ammesso ufficialmente l'esistenza delle “scie chimiche”?

No. Vari siti Internet, anche in lingua italiana (Stampalibera, Losai, Segnidalcielo, per esempio), hanno pubblicato a luglio 2013 la notizia che Edward Snowden, l'ex collaboratore dei servizi di sicurezza statunitensi, avrebbe rivelato non solo lo spionaggio elettronico su vastissima scala effettuato da questi servizi ma anche “un progetto classificato segreto in cui si parla dell’impiego di chemtrails (scie chimiche) per modificare il clima del pianeta” allo scopo benefico di “lottare contro il riscaldamento climatico”.

La “notizia” pubblicata da Segnidalcielo

Lo slogan di Losai.eu è "Perché noi ci siamo stufati di essere presi in giro”

La “notizia” secondo StampaLibera


Ma la “notizia” proviene dall’Internet Chronicle, che è un sito satirico che pubblica notizie surreali (per esempio “Snowden fatto santo - concesso asilo in Vaticano”) e ha una pagina di presentazione nella quale i redattori dichiarano di essere alieni arrivati sulla Terra nel 1976 insieme a un asteroide e altre amenità dello stesso genere.

La fonte originale sull'Internet Chronicle

Informazioni sulla redazione dell'Internet Chronicle


Purtroppo molti cospirazionisti sono così presi dalle proprie tesi predilette che perdono il senso dell’umorismo e prendono tutto terribilmente sul serio. Anche i siti satirici.

domenica 17 febbraio 2013

Rotte circolari di aerei di linea

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Una delle asserzioni ricorrenti dei sostenitori delle “scie chimiche” è che vengono osservate in cielo delle scie circolari o ellittiche che per la loro forma non sarebbero compatibili con le traiettorie di volo lineari degli aerei di linea e quindi sarebbero sospette.

Chi fa quest'asserzione forse non conosce il concetto di circling o holding pattern, ossia di rotta di parcheggio o di attesa, seguita dagli aerei di linea in caso di traffico congestionato all'aeroporto di arrivo oppure in caso di guasto. Il velivolo vola intorno all'aeroporto fino a quando viene risolta la coda di traffico o l'emergenza di bordo.

Un esempio chiarissimo in questo senso è stato segnalato il 16 febbraio 2013 da Flightradar24: un passeggero del volo BA49 (Heathrow-Seattle), David Price, ha documentato fotograficamente la rotta di parcheggio del proprio volo causata da un problema di pressurizzazione. La disavventura, conclusasi con un rientro senza ulteriori problemi a Heathrow, è raccontata in sintesi qui su Twitter. La fotografia scattata da David Price allo schermo dello schienale è eloquentissima (anche se la collocazione delle località non è granché precisa):


La vicenda è confermata dallo stato del volo su Flightstats.com (immagine qui accanto) e dai dettagli pubblicati su BASource.com: “British Airways Boeing 747-436 G-BYGC operating BA49 London Heathrow – Seattle was close to Northampton when it stopped the climb at approximately 10,000 ft due to pressurisation issues. The aircraft circled close to Northampton to troubleshoot then headed to the Essex Coast off Clacton to dump fuel before returning to London Heathrow. The flight was operated later by sister G-BYGG.”

Il 18 febbraio 2013 un aereo della Malmö Aviation, il volo TF305 da Umea a Gothenburg, ha effettuato una serie di percorsi ellittici prima dell'atterraggio, come documentato da Flightradar24:



Una scia circolare o ellittica, insomma, in sé non dimostra nulla e non è una prova di complotto: semmai è una prova della scarsa competenza aeronautica di chi la presenta come indizio sospetto.

martedì 2 ottobre 2012

Il “prelievo in quota” di Tanker Enemy

Una delle critiche che vengono fatte spesso ai sostenitori della tesi delle “scie chimiche” è che in quasi due decenni di indagini, teorie e accuse (le tesi sciachimiste risalgono ai primi anni Novanta) nessuno di questi sostenitori ha mai fatto la cosa più semplice: prelevare un campione di una scia ritenuta “chimica” e farlo analizzare in condizioni rigorose.

Di conseguenza, il titolo “Scie chimiche: eseguito prelievo in quota” di un articolo pubblicato da Brucialanotizia.it sembrerebbe a prima vista un importante passo avanti.

Tuttavia la lettura dell'articolo rivela un dettaglio molto deludente: il campione è stato prelevato dentro la cabina di un volo di linea, non direttamente all'esterno. In altre parole, non è un campione di “scia chimica”.

È vero, come segnala l'articolo, che parte dell'aria della cabina è prelevata dall'esterno, ma un prelievo effettuato in queste condizioni può aver subito ogni sorta di contaminazione e soprattutto non si tratta di un campione d'aria di bordo acquisito durante il volo in quota, ma di un prelievo “raccolto da una insenatura delle pareti interne del jet”. Il campione potrebbe essere semplice sporcizia accumulatasi negli anni: potrebbe essere un residuo della fabbricazione iniziale dell'aereo o dei prodotti usati dagli addetti alle pulizie a terra. Non c'è nessuna conferma che sia davvero proveniente dalle quote di volo.

In queste condizioni, la presenza di “bario, alluminio, cadmio” nel campione – preso da un'insenatura di un aereo fatto in gran parte d'alluminio – non pare particolarmente straordinaria o sensazionale, e le analisi hanno un valore sostanzialmente nullo.

I metodi d'indagine di questi sostenitori delle “scie chimiche” si rivelano, insomma, a dir poco dilettanteschi e atti a screditare ogni indagine critica sulle emissioni inquinanti degli aerei.


domenica 26 febbraio 2012

Il CDC studia il Morbo di Morgellons: è rarissimo ed è psicologico, le “scie chimiche” non c'entrano

L'ente sanitario statunitense CDC (Centers for Disease Control and Prevention) ha svolto uno studio della durata di tre anni, dal 2006 al 2008, sul cosiddetto “morbo di Morgellons", una sintomatologia caratterizzata dalla misteriosa comparsa di lesioni cutanee dalle quali sembrano emergere peli sintetici. Molti sostenitori della tesi del complotto delle “scie chimiche” affermano che questo “morbo” è causato appunto dalle “scie chimiche”, senza tuttavia spiegare come.

I risultati dello studio sono stati pubblicati il 25 gennaio 2012 in un articolo intitolato Clinical, Epidemiologic, Histopathologic and Molecular Features of an Unexplained Dermopathy, di Pearson ML, Selby JV, Katz KA, Cantrell V, Braden CR e colleghi, disponibile presso PLOS One.

Lo studio, costato quasi 600.000 dollari, è stato svolto su un campione di quasi 3 milioni di americani. Di questo campione, 115 persone avevano manifestato sintomi compatibili con quelli del “morbo di Morgellons” e avevano chiesto cure mediche per trattarli.

Sulla base dell'esame approfondito di queste persone, il “morbo” viene definito dai ricercatori come una “dermopatia non spiegata” ma simile alla parassitosi illusoria: in altre parole, le sue vittime sarebbero sinceramente convinte di avere dei parassiti sotto la pelle, ma in realtà questi parassiti non ci sono. Si tratta dunque di una condizione di sofferenza reale, che come tale va rispettata e gestita, ma dovuta a problemi psicologici, non a cause fisiche esterne.

Un altro aspetto interessante dello studio è la rarità del morbo: solo 115 persone sul campione di quasi 3 milioni di americani sottoposto a selezione equivalgono allo 0,004% della popolazione (una persona ogni 24.700 circa). La diffusione a macchia d'olio paventata da alcuni siti catastrofisti viene insomma smentita.

Inoltre i peli che compaiono nelle lesioni cutanee sono compatibili con le fibre degli indumenti, quasi sempre cotone; in alcuni casi sono stati identificati come poliammide (probabilmente nylon).

sabato 28 gennaio 2012

Buchi nelle nuvole già nel 1965

Una delle asserzioni ricorrenti dei sostenitori della tesi delle “scie chimiche” è che i fenomeni atmosferici anomali da loro attribuiti alle “scie” siano nuovi e recenti. I “buchi nelle nuvole” sono, secondo loro, una di queste anomalie recenti.

Si tratta in realtà di normali “hole-punch cloud” o “fallstreak hole”, già spiegate in questo articolo, o di altri effettii atmosferici dovuti a rilievi geografici e ben noti a chi si occupa professionalmente di meteorologia.

Inoltre questo fenomeno non è affatto recente. Se ne trova traccia già nel 1965, quasi cinquant'anni fa, nelle fotografie scattate dagli astronauti delle missioni Gemini. L'immagine qui sotto è la foto numero S65-63854_G07-H, datata 8 dicembre 1965 e scattata durante la missione Gemini 7 sopra le Antille Minori. In alto a sinistra si notano alcuni “buchi” nella coltre di nubi.



Questo è un ingrandimento della porzione pertinente della foto precedente. I “buchi” sembrano essere situati in corrispondenza di isole o rilievi.